mercoledì 4 giugno 2014

Biro il robottino che fa risparmiare 180 euro di elettricità

Un robottino alto solo 35 centimetri è in grado di aiutare a far risparmiare sui consumi energetici 180 euro l'anno. Chiamato Biro è in grado di individuare l'origine degli sprechi che si hanno in casa, quindi utile per capire cosa è meglio fare o quali abitudini cambiare per prevenire gli sprechi.
A Biro occorre un arco di tempo di circa un mese per studiare quali sono le abitudini di una famiglia, e dire quindi quali sono le abitudini da cambiare.
Biro nasce con dei piccoli pannelli fotovoltaici sulle spalle, con una scheda interna su cui vengono conteggiati i consumi pregressi della famiglia. Sfruttando i raggi infrarossi contenuti negli occhi del robot, Biro è in grado dopo 30 giorni di raccogliere informazioni e fare un'analisi dettagliata sui consumi di una famiglia.
Biro raccoglie un sacco di informazioni: l'accensione e lo spegnimento delle luci e la frequenza con cui si intercorrono le due azioni, poi i dati relativi l'assorbimento energetico degli elettrodomestici e la dispersione di calore. Alla fine dei 30 giorni, Biro realizza una mappa energetica completa della casa.
Marco Santarelli, che ha contribuito nel progetto che ha dato alla luce il robottino, ha lavorato con un team dell'Università di Chieti, del Cnr e dell'istituto di ricerca e sviluppo Network. Santarelli ha detto che il robot "fa una fotografia energetica dell'appartamento. Una diagnosi con l'obiettivo di capire in che modo è utilizzata l'energia, per individuare eventuali cause di sprechi e indicare quali interventi si possono attuare sia per valutare la fattibilità tecnica sia per quella economica delle azioni proposte, prevenendo gli atteggiamenti errati".
Biro è a tutti gli effetti "un ospite prezioso" dice Santarelli "basti pensare che la bolletta media della famiglia italiana potrebbe passare da 580 euro l'anno a 400, con un risparmio secco di 180 euro".

sabato 31 maggio 2014

SpaceX svela il prototipo di Dragon 2

SpaceX ha mostrato (dopo la presentazione ufficiale di inizio mese) un prototipo completo di Dragon 2: il vascello rappresenta la seconda generazione delle capsule sin qui adottate per trasportare carichi sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), e diversamente dalla prima generazione il nuovo sistema è stato progettato per trasportare in tutta sicurezza astronauti in carne e ossa.
Dragon 2 può alloggiare fino a sette astronauti, è in grado di resistere a temperature fino a oltre 2700 gradi centigradi grazie a i suoi scudi termici migliorati, ed è equipaggiata con quattro gambe estensibili che permettono l'atterraggio morbido su qualsiasi superficie terrestre e non. I comandi della capsula Dragon 2 sono localizzati su un pannello posizionato di fronte ai sedili per gli astronauti, e secondo Musk l'atterraggio è possibile anche con avarie che coinvolgano il 50 per cento dei motori a bordo: in ogni caso la capsula conserva un tradizionale sistema di discesa con paracadute.
L'idea principale dietro il design Dragon 2 è la sua riutilizzabilità, un concetto basilare secondo Musk se si vuole entrare davvero nel ventunesimo secolo della tecnologia spaziale: finché razzi e navicelle verranno distrutti con l'uso, dice l'imprenditore, una vera esplorazione umana del sistema solare non sarà possibile a causa dei costi improponibili per qualunque privato.
SpaceX ha piani ambiziosi e intende lanciare la prima missione con Dragon 2 verso la ISS entro il 2016, ma c'è un'altra azienda che pensa soprattutto ai risvolti turistici dello spazio ed è quasi pronta al lancio: l'azienda in oggetto è ovviamente Virgin Galactic di Richard Branson, che ha recentemente ottenuto le autorizzazioni per il volo dalla Federal Aviation Administration (FAA) con partenza dalla base di Spaceport America (Nuovo Messico) e la coordinazione dei voli con il normale sistema di controllo del traffico aereo. I primi voli commerciali sono attesi per la fine dell'anno, il biglietto per un giro a gravità 0 nell'atmosfera terrestre costa 250.000 dollari.

Cnr filma la luce che si trasforma in elettricità

Un gruppo di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha realizzato un filmato in tempo reale, su una scala senza precedenti: milionesimi di miliardesimi di secondo per mostrare il processo di trasformazione della luce del sole in corrente elettrica in una cella solare organica. Lo studio, condotto dall'Istituto nanoscienze del Cnr a Modena (Nano-Cnr) e dall'Istituto di fotonica e nanotecnologie (Ifn-Cnr) a Milano, dimostra che i primissimi istanti della foto-conversione sono governati dalla natura quantistica di elettroni e nuclei, coinvolti in oscillazioni coerenti in tempi ultra-veloci. La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, è condotta in collaborazione con Politecnico di Milano, Università di Modena e Reggio Emilia e con colleghi tedeschi, francesi e spagnoli.
Più economiche e versatili dei rigidi pannelli solari al silicio, le celle solari organiche vengono indicate tra le tecnologie chiave per la produzione sostenibile e pulita di energia rinnovabile. "Al loro interno sono presenti dei polimeri che assorbono la luce mettendo in movimento elettroni", spiega Carlo Andrea Rozzi di Nano-Cnr, "e delle macro-molecole formate da 60 atomi di carbonio, note come Fullereni, che raccolgono carica elettrica. Ci siamo proposti di capire come si innesca tra le due molecole il trasferimento di elettroni che dà luogo alla corrente". "Un fenomeno che avviene a velocità talmente sbalorditive da renderlo fino ad ora sperimentalmente inaccessibile", aggiunge Giulio Cerullo del Politecnico di Milano e di Ifn-Cnr. "Ora, finalmente, siamo in grado di osservarlo e catturarne i singoli fotogrammi grazie a flash di luce laser ultraveloci, una tecnologia sviluppata presso il Dipartimento di fisica del Politecnico".

Le nuove tecnologie contro la nuova estinzione di massa

Una ricerca della Duke University pubblicata sulla rivista Science sostiene che per impedire l’estinzione delle specie nel mondo, che procede ad un tasso sempre più alto, potrebbero essere d’aiuto le nuove tecnologie.
"Banche dati on-line, applicazioni per smartphone, crowd -sourcing e nuovi dispositivi hardware stanno rendendo più facile raccogliere dati sulle specie", ha detto Stuart L. Pimm, Professore alla Duke. "Combinate con i dati sul cambiamento di uso del suolo e le osservazioni di milioni di cittadini-scienziati, la tecnologia sta consentendo sempre di più agli scienziati e ai politici di controllare più da vicino la biodiversità del pianeta e le minacce ad essa."
"Perchè il successo continui, però, dobbiamo sostenere l’espansione di queste tecnologie e lo sviluppo di sempre più potenti tecnologie in futuro", ha detto il professore.
Nell’articolo su Science gli scienziati pur riconoscendo le potenzialità e i lati positivi delle nuove tecnologie hanno riconosciuto quanto ancora ci sia da fare per classificare le specie, conoscere l’entità delle popolazioni e quindi il tasso di estinzione.
"La maggior parte delle specie rimangono sconosciute alla scienza e probabilmente stanno fronteggiando minacce più grandi di quelle che noi conosciamo", ha detto Pimm. Gli scienziati non esitano poi a parlare della possibilità della sesta estinzione di massa.
"La grande profondità della nostra valutazione attuale è possibile solo grazie agli straordinari sforzi di tutti coloro che contribuiscono alle banche dati della Lista Rossa delle specie minacciate e protette del pianeta", ha osservato Tom Brooks dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) che ha chiesto che la Lista Rossa, che esiste ormai da 50 anni, possa essere ulteriormente sviluppata, includendo un maggior numero di specie.
Gli scienziati hanno inoltre sottolineato l’importanza delle mappe, che consentono di individuare zone e specie più a rischio mettendo in evidenza come, ad esempio, le specie marine siano probabilmente più minacciate di quelle terrestri
"La maggior parte delle specie vivono fuori delle aree protette e capire come i loro ambienti stanno cambiando è un compito vitale", ha detto Pimm. "Una delle più interessanti opportunità rese possibili dalla nuova tecnologia è che ora possiamo unire le banche dati esistenti, come la Lista Rossa, con le mappe costantemente aggiornate di dove vivono le specie, le mappe delle aree protette, le mappe del cambiamento di uso del suolo e degli impatti antropici e le specie osservate dai cittadini. Piuttosto che fare affidamento principalmente su snapshot locali della biodiversità, siamo in grado di modellare una prospettiva globale più dettagliata della biodiversità della Terra, le minacce e la loro gestione".
"Il divario tra ciò che sappiamo e non sappiamo sulla biodiversità della Terra è ancora enorme, ma la tecnologia sta giocando un ruolo importante e ci sta aiutato a conservare la biodiversità in modo più intelligente ed efficiente", ha detto Lucas N. Joppa, scienziato di Cambridge. "Questi nuovi approcci saranno anche fondamentale per valutare i progressi compiuti nella direzione degli obiettivi di conservazione internazionali."

La dieta iperproteica per perdere il 10% del peso corporeo

secondo gli esperti della Società italiana di medicina estetica è possibile ridurre l’accumulo di grasso su cosce, fianchi e pancia con una dieta sbilanciata sulle proteine in 15-30 giorni.
Una dieta proteica protratta solo per tre settimane, e comunque sotto controllo medico, dovrebbe consentire la perdita del 10% del peso corporeo. Sconsigliate le classiche diete, quelle monopasto e in ogni caso i regimi restrittivi troppo lunghi che vengono poi abbandonati. Al massimo, trascorso un mese, il suggerimento degli specialisti è quello di reintrodurre tutti gli alimenti.
Queste sono in sintesi le indicazioni che arrivano dagli esperti di medicina estetica riunitisi a congresso. In ogni caso gli specialisti richiamano l’attenzione sul fatto che l’eventuale dieta debba essere “prescritta e seguita da un medico e che non superi il mese di trattamento perché l'eccesso di proteine dà problemi epatici e renali". Il regime alimentare in questione, nominato liposuzione alimentare, è un menù a base di proteine ed è indicato per quelle persone che presentano adipe in eccesso sul punto vita e le cosce.
L’indicazione nasce da uno studio eseguito presso l'ospedale Umberto I Corato di Bari che ha coinvolto 100 uomini e donne, con età tra i 29 e i 65 anni, tutti con accumulo di adipe all’addome e ai fianchi.
I risultati illustrati nel corso del congresso riferiscono di una diminuzione del peso corporeo del 10% e della riduzione di massa grassa, ottenuta in tre settimane con un regime alimentare iperproteico a base di pesce o carne, accompagnati da verdure con un basso indice glicemico.
Il menù suggerito è composto da alimenti come bistecche e insalata, a pranzo e cena. Vanno bene anche pesce lesso o cotto al forno con verdure come melanzane, zucchine, spinaci e peperoni.
Per la colazione sono previsti alimenti come il caffè, ma senza zucchero, yogurt greco, latte di soia. In alternativa, per chi ama il salato, si può scegliere tra uova e beacon o un toast con bresaola e pane proteinato. Alimenti come la pizza e i condimenti esagerati sono banditi.
"Dopo 30 giorni – raccomandano gli esperti -è bene reintrodurre tutti gli alimenti, come frutta, pane e pasta alla base della dieta mediterranea".
Gli specialisti sottolineano l’importanza di non prolungare un regime alimentare fortemente sbilanciato sulle proteine. Infatti l’eccesso proteico può mettere a rischio la funzionalità renale ed epatica se la dieta si protrae per lungo tempo.
Questo tipo di diete sono sconsigliate per chi già soffre di patologie renali o epatiche, tuttavia non bisogna sottovalutare che ogni individuo, inconsapevolmente, può avere una predisposizione a patologie a carico di questi organi. L’eccesso di proteine, quindi, può portare alla luce fattori di rischio rimasti celati e sotto controllo grazie ad un’alimentazione equilibrata.
Un adulto italiano, in media, consuma 1.2 grammi giornalieri di proteine per chilo (riferito al peso corporeo), mentre l’apporto proteico consigliato da molti esperti si attesta ad un solo grammo. I regimi alimentari iperproteici, come ad esempio la dieta Dukan, arrivano a proporre fino a 2,5 grammi di proteine per chilogrammo.
Se poi all’eccesso proteico si aggiunge l’eliminazione dei carboidrati, l’organismo umano può andare in chetosi (o acidosi), una condizione in cui la mancanza di zuccheri nel sangue viene compensata con un aumento di corpi chetonici (come l’acetone). Quest’ultimi passando nelle urine possono danneggiare i reni, causare disidratazione, crampi, stanchezza muscolare e aritmie cardiache.
Insomma, l’importante è che la dieta liposuzione alimentare sia concordata con un medico e che, come sostenuto dagli specialisti della Società italiana di medicina estetica, non si protragga nel tempo. Vorremmo fare un’ultima considerazione. Forse è il caso di lasciare da parte le diete per la ‘prova costume’ e prestare attenzione durante tutto l’anno alla nostra alimentazione.
L’eccesso di peso corporeo non è solo un problema estetico, ma soprattutto di salute.

Google car, l'auto senza volante, pedali, leva del cambio

Senza volante, pedali, leva del cambio e che si guida da sola: è la rivoluzionaria Google car. Il colosso di Mountain View ha deciso di sfidare i big dell'industria automobilistica, con un'idea apparentemente fantascientifica.
Lo rivela il Financial Times, secondo il quale il colosso del web ha testato 100 prototipi per valutarne tutte le potenzialità e punta a lanciare la Google car sulle strade della California "nei prossimi due anni" con dei progetti pilota. L'obiettivo è realizzare veicoli pratici e confortevoli, ma non di lusso, quindi saranno abbastanza spartani sul fronte comfort.
Si tratta di un'auto elettrica a due posti, dotata di sensori per rilevare ostacoli e oggetti fino a 200 metri di distanza, che non ha ancora un nome e in cui il conducente deve solo sedersi e dettare ai comandi la destinazione, muovendosi a una velocita’ non superiore ai 40 chilometri l’ora. "La principale ragione per cui ho progettato questo prototipo - spiega il fondatore di Google, Sergey Brin - è che con la nostra auto lavoriamo meglio che attrezzando veicoli già esistenti".

In Calabria il primo impianto ibrido solare termodinamico - biomasse

Lo ha messo in funzione Falck Renewables Spa a Rende grazie a un processo studiato e brevettato in Italia, e in corso di riconoscimento a livello europeo. Il primo impianto ibrido rinnovabile che integra due fonti energetiche e due tecnologie rinnovabili: solare termodinamico e biomasse, che integra un impianto da 1Mwe di solare termodinamico a concentrazione a un impianto già operativo per la produzione di energia elettrica da biomasse da 14 Mwe.L'energia termica da fonte solare integra o sostituisce in parte l'energia termica da biomassa, riducendone così il consumo specifico necessario per la produzione di energia. Lo schema ideato prevede uno scambio di calore tra l'esistente impianto a biomasse e una nuova sezione solare basata sulla tecnologia Csp (solare termodinamico a concentrazione).Questo nuovo impianto solare è composto di specchi piani che, inclinati per mezzo di un sistema automatico di regolazione, concentrano i raggi solari su di un tubo sospeso all'interno del quale scorre un fluido che, una volta scaldatosi, viaggia fino all'impianto a biomasse cui cede la propria energia. Il progetto prevede inoltre una sezione di recupero termico che permette di fornire al circuito solare una parte del calore non recuperabile proveniente dall’impianto a biomasse, garantendo così un’ottimizzazione dell’efficienza di questo sistema. L’impianto a biomassa soddisfa il fabbisogno energetico annuo di circa 38.900 famiglie, l’apporto fornito dall’impianto solare termodinamico soddisfa il fabbisogno energetico annuo di 1.150 famiglie e grazie all’ibridizzazione si riesce a soddisfare un fabbisogno annuo di ulteriori 200 famiglie.Questo consente un risparmio di Co2 di circa 42.200 ton/anno con l’impianto a biomassa, di circa 1.250 ton/anno con il solare termodinamico e di circa 250 ton/anno grazie all’efficienza energetica. L’integrazione dei due impianti fa recuperare ulteriori 550 MWh in termini di efficienza.